Le sentinelle in piedi e il nostro diritto alla rabbia

Milano, una domenica di aprile. Una soleggiata piazza Sempione fa da cornice al mio primo incontro ravvicinato con le sentinelle in piedi. In precedenza me n’ero ben guardata, per evitare di farmi il sangue amaro. Questa volta voglio vedere, capire, cercare di parlarci, guardarli in faccia. Chissà se avranno il coraggio di guardare negli occhi le persone che stanno insultando? – mi chiedo.

Le sentinelle manifestano nel loro solito format: in piedi, in silenzio, fingendo di leggere un libro (è risaputo che la gente credulona e ignorante tende a rifugiarsi in un’unica verità e in un unico libro). Manifestano per una malintesa libertà di espressione, per un perverso diritto di offendere noi persone LGBT e le nostre famiglie, di sostenere falsità antiscientifiche sul matrimonio e sulla crescita dei figli.

Noi, dall’altra parte dell’Arco della Pace, manifestiamo per il nostro diritto a essere noi stessi e ad amare chi ci pare. Manifestiamo per rispondere alle loro falsità sul ddl Scalfarotto (come già spiegato qui, una legge tutt’altro che liberticida, e che anzi non punisce le affermazioni omofobe in campi delicati come la politica e l’educazione).

La contro-manifestazione è organizzata da due gruppi: il collettivo Le Lucciole, con l’evento “Limoni duri contro le sentinelle in piedi” e i Pastafariani con “Tagliatelle sotto l’Arco“. Due modalità diverse, un unico obiettivo.

Netto e significativo il contrasto tra le due metà della piazza. Da una parte dell’Arco, musica, cori, colori, baci, ironia. Dall’altra, un silenzio di morte. Il silenzio che alberga nel vuoto cosmico dei loro cervelli fermi al Medioevo.

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Fin da subito, appena arrivata in piazza Sempione, sento che dentro di me il sentimento prevalente è la rabbia. Rabbia e indignazione per una manifestazione – quella delle sentinelle – che mi offende come essere umano, prima ancora che come cittadina lesbica. È gravissimo che nel 2015 un gruppo di fanatici si permetta di manifestare in piazza contro una minoranza – tra l’altro priva di diritti e tutele. Evidentemente la storia non ha insegnato nulla. Come può essere legittimo affermare il proprio diritto di offendere una minoranza? Fin dove si può spingere la libertà di espressione? L’insulto e la menzogna antiscientifica sono libertà di espressione?

Come me, molte altre persone sono animate dall’indignazione, dall’esasperazione. Lo leggo negli occhi della gente. Non c’è più solo voglia di cantare e rispondere con ironia. C’è anche voglia di urlare, di sfogare la rabbia, che è cresciuta esponenzialmente in questi ultimi mesi di attacchi, calunnie e provocazioni contro la comunità LGBT.

Nonostante tutto, vogliamo fare un tentativo pacifico e provare a parlare con loro. Io e 4 amiche – specifico: ragazze sui 30, animate da intenti pacifici e armate solo dei nostri sorrisi educati – cerchiamo di avvicinarci alle sentinelle, ma un energumeno in borghese ci scaccia in malo modo. Le due manifestazioni devono rimanere ben separate per evitare tensioni. Li credevo più virili questi maschioni etero, invece si fanno intimorire da una bandiera arcobaleno. Facciamo quindi il giro largo, costeggiando la piazza, e ci ritroviamo di fronte alle sentinelle schierate. Davanti a quel triste spettacolo, restiamo senza parole. In piedi a un metro di distanza l’uno dall’altro, in silenzio, con un libro in mano. Non persone con cui dialogare, ma automi indottrinati. Fanno paura. Mi aspetto che da un momento all’altro inizino a marciare con il passo dell’oca.

Se questo capillare lavoro di indottrinamento e di incitamento all’odio andrà avanti, nel giro di pochi anni questi automi saranno pronti per passare dal silenzio ai fatti. Ai pestaggi e alle rappresaglie contro lesbiche, gay e trans. Per ora il lavoro sporco lo fanno altri: i fascisti di Forza Nuova, ma non solo. Anche comuni cittadini “normalmente omofobi”, accecati dagli stereotipi e incapaci di accettare le differenze. Che anzi davanti alle differenze non riescono a trovare altra risposta se non la discriminazione e la violenza. Come quel padre padovano che proprio pochi giorni fa ha ucciso la figlia lesbica. Gruppi come le sentinelle e guru dell’omofobia come Adinolfi e Miriano, continuando a negare la necessità di una legge contro l’omofobia, si rendono complici, se non addirittura mandanti, di questi crimini.

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Non persone con cui dialogare, ma automi indottrinati.

Fanno paura, fanno tristezza, ma noi tentiamo lo stesso un gesto distensivo, di pace. Io e una mia amica ci mettiamo a distribuire margherite alle sentinelle. Passiamo per un corridoio tra una fila e l’altra, porgiamo a ognuno una margherita accompagnandola con una frase del tipo “L’amore è bello in tutte le sue forme“. Una banalità, forse, ma non abbiamo tempo per il copywriting. Qualcuno accetta il fiore senza tradire la minima reazione, altri – forse non capendo del tutto il senso delle nostre parole? – abbozzano un sorriso. L’unica a rifiutare il fiore è una signora di mezza età: con un gesto sdegnoso e un ghigno di disprezzo, getta a terra la mia margherita. Sospiro e passo oltre, ma mi prudono le mani. La mia amica procede più veloce e raggiunge il presidio LGBT. Io vengo raggiunta da una portavoce delle sentinelle. Cerca di interrompere il mio margheritaggio rivolgendomi la parola in modo insistente. Inizialmente la ignoro, ma quando ho finito tutte le margherite mi volto verso di lei. Finalmente! Il mio primo incontro ravvicinato con una sentinella in piedi! Chissà quali illuminanti orizzonti mi aprirà?

Mi chiede per la ventesima volta come mi chiamo, mi chiede perché sono lì.

– Dimmelo tu perché siete qui voi.
– Non hai sentito il discorso iniziale? Se vuoi puoi fermarti a sentire il discorso che faremo alla fine. [A quanto pare le sentinelle, non essendo in grado di sostenere un dialogo, preferiscono i discorsi di indottrinamento di massa.]
– No, non l’ho sentito. Non puoi spiegarmelo tu?
– Se vuoi mi fermo a parlare con te alla fine della veglia. [Loro la chiamano “veglia”, come se fosse morto qualcuno: e in effetti pochi giorni fa è morta una ragazza lesbica, per mano del padre, ma a loro non frega nulla di queste morti.]
– Preferirei che me lo spiegassi adesso in due parole. [Cos’è tutta questa ritrosia a spiegare le ragioni di una manifestazione? Mi puzza.]
– Noi non crediamo nelle categorie come invece fate voi.
– Ah, allora sei queer? [Ovviamente la nostra sentinella non sa nemmeno cosa voglia dire “queer”. E infatti…]
– No, sono Raffaella.
– E quindi prossimamente farete manifestazioni anche contro il diritto di matrimonio per i neri? [La provoco, ma ancora una volta non capisce: fa un’espressione stranita e…]
– No, noi non siamo contro nessuno…

Purtroppo non mi sarà concesso sentire dalla sua voce le ragioni per cui sono scesi in piazza a “vegliare” e volantinare falsità sul ddl Scalfarotto. Anzi, del ddl la ragazza non fa menzione. Strano, perché è citato fin dalla prima riga dei loro volantini: sembra anzi proprio quello il pretesto per la loro pagliacciata anti-gay. Perché allora prenderla così alla larga e fare tutto quello sproloquio sulle categorie? Se non sei in grado di spiegarmi in meno di un minuto perché stai manifestando, i casi sono tre: o non è chiaro nemmeno a te, o hai problemi con la lingua italiana, o stai cercando di intortarmi. Veniamo interrotte dall’energumeno in borghese. Mi volto indietro e vedo che i manifestanti LGBT hanno attraversato l’Arco e sono passati dall’altra parte della piazza. La polizia si sta schierando con scudi e caschi a protezione delle sentinelle. Pochi secondi e avrò la strada sbarrata. Pianto là la mia Raffaella e corro a raggiungere gli altri un attimo prima che la piazza venga tagliata a metà dal cordone della polizia.

Il presidio LGBT inizia la contestazione vera e propria contro le sentinelle: cori e baci contro l’omofobia. Qualcuno ha anche portato degli sgabelli di legno, come risposta ironica alle sentinelle in piedi. “Vergogna! Vergogna! Vergogna!”, gridiamo scandendo le parole. “Sen-ti-nel-le-non-vi-vo-glia-mo!”, urliamo ancora. “Chi non salta sentinella è!”, e saltiamo tutti insieme. Per me e per tante altre persone presenti è liberatorio sfogare la rabbia e l’indignazione verso chi ci offende quotidianamente. Negli ultimi mesi l’atmosfera si è fatta pesante, le frequenti dichiarazioni della Chiesa e dei sodali di Adinolfi contro la comunità LGBT hanno alzato la tensione, la nostra esasperazione è sempre più grande.

Ed è proprio per questo che la sera, tornata a casa, mi cadono le braccia quando leggo i commenti su Facebook di chi invece si dissocia dalla nostra contro-manifestazione. In particolare, I sentinelli di Milano e i Pastafariani. Avrebbero preferito che la manifestazione rimanesse nei binari dell’ironia, senza sfociare nelle urla e negli sfottò contro le sentinelle.

Ma gridare “vergogna” alle sentinelle non equivale a un insulto. E anche se fosse, dove starebbe il problema? Davvero dobbiamo farci scrupoli se urliamo cori contro gente che ci offende quotidianamente, che nega i nostri diritti e la nostra dignità? Gente capace di affermare senza pudore: “io i gay li ammazzerei tutti” (commento di una sentinella, ascoltato e riportato da un amico che aveva provato ad avvicinarsi). Le associazioni non possono ignorare la rabbia e l’esasperazione della comunità LGBT. Attenzione: non sto dicendo che debbano cavalcarle (quello sarebbe il tipico comportamento della destra xenofoba e ultra-cattolica, che fomenta e strumentalizza il malcontento della gente per diffondere l’odio). Devono farsene carico per incanalarle nelle manifestazioni, per fare sempre più pressione sulla società e sul governo.

Siamo nel 2015 e a diritti LGBT stiamo ancora a zero: non è più (solo) il momento dell’ironia, è il momento (anche) della rabbia.

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