Anche quest’anno adotta un piccolo Pride!

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La stagione dei Pride si è aperta due settimane fa ad Arezzo: a fine maggio 10.000 persone hanno preso parte al Toscana Pride. Il sabato successivo l’orgoglio LGBT ha sfilato a Reggio Emilia e Potenza (primo Pride della Basilicata). Ma l’Onda è soltanto all’inizio, continuerà a ingrossarsi col passare delle settimane e toccherà il suo apice, come da tradizione, a fine giugno.

Come l’anno scorso, anche questa volta vi esorto a sostenere i Pride di provincia. Per contribuire alla visibilità LGBT in quelle realtà in cui essere omosessuale, bisessuale, transgender, asessuale o intersex è spesso più difficile rispetto a una grande città.

Tra i tanti eventi dell’Onda Pride 2017 avete solo l’imbarazzo della scelta. Ben 24, infatti, le città coinvolte.

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Potete, per esempio, sfilare per le vie di Pavia e Udine sabato 10 giugno (in contemporanea con Roma), o per quelle di Varese e Brescia la settimana successiva.

Il 24 giugno, in contemporanea con il Pride di Milano, sfileranno le comunità LGBT di Catania, Napoli, Latina e Perugia. 

Toccherà poi a Bologna, Cosenza, PalermoGenova e Bari (1 luglio), mentre l’8 luglio potrete scegliere tra mare e montagna con i Pride di Sassari e Alba.

Gli ultimi Pride saranno molto vacanzieri: a Siracusa il 15 luglio, a Rimini il 29 e infine a Gallipoli il 19 agosto.

Per quel che mi riguarda, quest’anno purtroppo non sarò presente al Varese Pride (la cui prima edizione, nel maggio scorso, riscosse un buon successo), ma ho deciso di sostenerlo con una donazione.

Potete infatti sostenere il vostro piccolo Pride (ma anche più di uno, si intende!) in vari modi: partecipando al corteo, spargendo la voce, donando qualche soldino.

Forza! Anche quest’anno un piccolo Pride vi sta aspettando!

Anche quest’anno adotta un piccolo Pride!

Adotta anche tu un piccolo Pride

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Varese, Milano, Madrid.

Questi i miei Pride del 2016. E se gli ultimi due non hanno certo bisogno di presentazioni (quello di Milano è il Pride della mia città e ve ne ho parlato più volte lo scorso anno; quello di Madrid, con quasi 2 milioni di partecipanti, è il più grande d’Europa), meno scontata è la scelta di Varese.

Credo sia fondamentale sostenere i Pride che si svolgono nelle città medio-piccole. Significa dare un segno di vicinanza e solidarietà alle comunità LGBT locali, che si trovano a vivere in realtà spesso chiuse e omofobe. Significa contribuire, almeno per un giorno, alla visibilità delle persone LGBT di quella città, sfidando gli sguardi giudicanti di chi continua a non capire. E visibilità, come sappiamo bene, è la parola chiave per la rivendicazione dei diritti civili. Non è un caso che il messaggio politico del Varese Pride sia (R)esistiamo.

Sono nata a Lecco (48.000 abitanti, una lunga e pervasiva tradizione leghista e ciellina, neanche un cinema sopravvissuto alla crisi delle sale: giusto per dare due pennellate sulla situazione politica, sociale e culturale) e so bene quanto sia difficile, per una persona LGBT, vivere la propria giovinezza in un contesto simile. Bene che ti vada, passerai quelli che dovrebbero essere gli anni della spensieratezza nel silenzio, nascondendo la tua identità e i tuoi sentimenti, spesso anche alle persone che ti sono più vicine. Nella peggiore delle ipotesi, se sceglierai di fare coming out, o se ti faranno outing, è altamente probabile che verrai preso in giro, emarginato, forse anche bullizzato. Ti sentirai un marziano, per anni penserai di essere l’unico fatto così. Fortunatamente, oggi, la situazione è meno cupa rispetto a quella che ho conosciuto io ai miei tempi (oddio, mi sento vecchia!). Da qualche anno le cose stanno cambiando, nascono luoghi di incontro e occasioni di condivisione per le persone LGBT, e l’associazione Renzo e Lucio sta facendo un ottimo lavoro per quanto riguarda la sensibilizzazione della cittadinanza. Penso e spero che sia così anche per altre realtà di provincia. Ma la strada da fare è ancora lunga. Al Nord come al Sud.

Il Pride di quest’anno è il primo per la città di Varese. Una città tradizionalmente di destra, in cui la vita per le persone LGBT non è facile. Per darvi un’idea delle tante difficoltà che gli organizzatori devono affrontare, vi sintetizzo solo l’ultima: a tre giorni dal corteo, la Questura ha modificato il percorso in modo tale che non passi dal centro. Inoltre ha modificato la piazza finale da piazza Monte Grappa a piazza Ragazzi del ’99, che è un parcheggio chiuso, a causa della presenza della sede di un partito politico (a quanto pare la Lega) in Corso Matteotti. Il mesaggio è chiaro: fatevi pure il vostro Pride, ma senza farvi vedere dalla brava gente.

Per queste ragioni ho deciso di partecipare al Pride di Varese. E vi invito tutti ad adottare (almeno) un “piccolo Pride” ogni anno. Ora e negli anni a venire.

Qui il calendario di Onda Pride 2016. Il corteo di Pavia è già passato (11 giugno), ma sono ancora molti i piccoli Pride che aspettano il vostro sostegno!

 

Adotta anche tu un piccolo Pride

Il video di ProVita diffonde odio e falsità: ma mentire non è peccato?

L’associazione ProVita – sempre molto attiva nel cercare di rovinare quella altrui – ha lanciato una petizione contro l’insegnamento della fantomatica “teoria del gender” nelle scuole. Di questa assurda e inesistente teoria ho già parlato qui, elencando le falsità dei cattotalebani sulla comunità LGBT.

La petizione è accompagnata da un video – francamente brutto, oltre che menzognero – che in pochi secondi riesce a mettere in fila uno dopo l’altro una serie di stereotipi su omosessuali e transessuali. Un giovane uomo, intento a cazzeggiare davanti alla TV, viene bruscamente interrotto dall’arrivo della moglie e del figlio, sconvolto – a quanto pare – dalla lezione “gender” a cui ha assistito a scuola. L’uomo, di colpo tramutatosi in un attento educatore della prole, chiede spiegazioni alla donna e lei – ravanando nella borsa per un tempo interminabile, forse alla ricerca di quei neuroni che devono esserle caduti da qualche parte – dà inizio alla sagra dello stereotipo e della menzogna. Ma per un buon cattolico mentire non dovrebbe essere peccato?

Il video lo trovate qui, ma personalmente ne sconsiglio la visione ai deboli di stomaco.

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A questo ennesimo exploit omofobo dei cattotalebani, le associazioni LGBT – soprattutto quelle che operano attivamente nelle scuole – hanno il dovere di rispondere subito e in modo fermo.

Tutte queste falsità, tutto quest’odio vanno contrastati. Senza se e senza ma. La “teoria del gender” non esiste: è stata inventata dalle associazioni omofobe (Manif Homophobie pour tous, Sentinelle in piedi ecc.) per contrastare i progetti educativi in cui si parla di omosessualità, bullismo omofobico, rispetto per le differenze. E sì, anche di sessualità, ma sempre in modo consono al contesto e all’età degli studenti: non parliamo di sesso alle elementari (anzi, non ci entriamo neanche alle elementari!), come non parliamo di sesso alle medie, a meno che non siano gli studenti a fare domande specifiche. Capita invece di parlarne nelle scuole superiori, ricordando sempre l’importanza di usare il preservativo.

Non andiamo certo a dire ai bambini che possono fare sesso fin da piccoli, come invece insinua lo scandaloso video di ProVita, e non mostriamo loro immagini che possano turbarli. Spieghiamo loro, invece, che sì, “tutti gli orientamenti sessuali vanno bene”: e questa è l’unica cosa vera che viene detta nel video. Perché mai un orientamento o l’altro non dovrebbero andar bene, visto che sono tutti varianti naturali della sessualità umana?

È sufficiente dire ai vostri figli che anche i gay esistono per sconvolgervi? Perché dovete sapere che i bambini non restano affatto sconvolti quando scoprono le diversità, che siano differenze etniche o di orientamento sessuale: è quando iniziano a diventare più grandi, quando hanno ormai introiettato i falsi stereotipi della vostra cattiva educazione e il vostro pessimo esempio, che diventano intolleranti. Piccoli omofobi crescono: non ci nascono.

Volete crescerli così i vostri figli, dicendo loro che solo l’eterosessualità è moralmente accettabile? E se fossero omosessuali, volete farne dei repressi pieni di sensi di colpa e tic nevrotici? Bene, fatelo pure: ma non pretendete di imporre la vostra visione del mondo limitata e distorta nella scuola pubblica! Vivete e crepate da omofobi ma lasciateci vivere liberi di essere quello che siamo.

E se volete negare questa libertà ai vostri figli, sappiate che state facendo solo il loro male.

Tra l’altro, uno studio ha dimostrato che gli omofobi vivono circa due anni meno rispetto alle persone “normali” (perché si sa: l’omofobia non esiste in natura, esiste solo nella specie umana, quindi non è normale). Non so se sia vero o meno, ma un po’ ci spero.

Il video di ProVita diffonde odio e falsità: ma mentire non è peccato?

365 giorni di orgoglio

Milano 17/01/2015

Queste feste, per me, sono state all’insegna della memoria e dell’orgoglio LGBT, grazie a tre film molto belli e riusciti. A Natale ho visto The Normal Heart, a Capodanno Pride e The Imitation Game uno dopo l’altro. Ve li consiglio tutti e tre. Risveglieranno la vostra coscienza, la vostra rabbia, e daranno fondo alle vostre scorte di fazzoletti.

Sono preziosi quei film e quei libri che concorrono a risvegliare e – nel caso dei più giovani – a creare la nostra “coscienza di classe”: proprio come i lavoratori, un tempo, erano uniti da un forte senso di appartenenza, allo stesso modo noi dobbiamo continuare ad alimentare la nostra consapevolezza di appartenere a una minoranza. Una minoranza che ha sofferto tanto e che ancora oggi, in molti Paesi del mondo, deve lottare per i propri diritti e la propria dignità. Dobbiamo perpetuare la memoria, ricordare i torti, le ingiustizie e le violenze subite. Ma non possiamo fermarci alla “memoria della sfiga”. Dobbiamo ricordare anche i nostri eroi, le nostre conquiste.

In The Normal Heart il protagonista dice con orgoglio:

A gay man is responsible for winning World War II. That’s how I want to be remembered. As one of the men who won the war.

(Si riferiva ad Alan Turing: chi non conosce la sua storia corra al cinema o si legga Enigma, il bel fumetto di Tuono Pettinato e Francesca Riccioni.)

Ricordiamo sì i nostri martiri, ma anche i nostri eroi, il meglio che la comunità LGBT ha dato al mondo. Perpetuiamo il loro ricordo, siamone fieri. Gli sfigati, i perdenti sono quelli che ancora oggi vorrebbero curarci, sterminarci, privarci di diritti e farci vivere nel silenzio e nella vergogna.

Allo stesso tempo, però, non lasciamo che la nostra “coscienza di classe” diventi una barriera rispetto alle altre minoranze. Il film Pride mostra bene la forza della solidarietà, della collaborazione tra gruppi apparentemente lontani: minatori, lesbiche e gay insieme per i propri diritti, nel 1984. Certo, era l’Inghilterra, un Paese che ancora oggi ha ci dà la birra (un’espressione particolarmente azzeccata per il Regno Unito) riguardo a civiltà e coscienza sociale. Giustizia sociale è garantire i diritti di tutti. Di lesbiche, gay e trans, ma anche dei lavoratori, dei migranti, dei disabili, dei malati.

Il Milano Pride del 2014 ha rappresentato un tentativo di creare una rete di solidarietà, di cercare il sostegno di altre minoranze coinvolgendo i gruppi dei migranti. Purtroppo ha funzionato solo un giorno su 365. Molto ancora può e deve essere fatto. Dobbiamo coinvolgere i lavoratori: precari, lavoratori della conoscenza, della comunicazione, della sanità, della scuola. Gli insegnanti, soprattutto.

“Non vedo l’ora che sia giugno!”: così mi dicevo subito dopo aver visto proprio Pride. Perché è proprio questo che provavo: la voglia irrefrenabile di scendere in piazza per i nostri diritti, l’esaltazione, l’unione per uno scopo comune, la solidarietà. La rabbia, tanta rabbia. Ma non ci sarà bisogno di aspettare giugno per scendere in piazza a manifestare.

È proprio di questi giorni la notizia che Expo e Regione Lombardia patrocinano, con tanto di logo istituzionale, un dubbio convegno a difesa della cosiddetta “famiglia tradizionale”. Famiglia che, ricordiamolo, non è in via di estinzione ma si trova semplicemente a convivere con altri tipi di famiglia. Perché, anche senza il benestare dei bigotti, la società cambia. Sempre più lesbiche e gay escono dell’armadio, si rendono visibili e chiedono legittime tutele per le loro coppie e famiglie.

Ci hanno fatto credere che per dare qualche tutela in più ai precari è necessario toglierne ai lavoratori assunti a tempo indeterminato (questo il pretesto per smantellare l’articolo 18). Allo stesso modo, altri vogliono farci credere che concedere diritti alle coppie e alle famiglie LGBT significhi toglierne alla famiglia “tradizionale”. Ci vogliono disuniti, atomizzati, pieni di odio l’uno contro l’altro. Ma al contrario è proprio grazie alla solidarietà sociale che si può lottare per i diritti di tutti. Non miei o tuoi, di tutti.

Il 17 gennaio saremo là, in Piazza Città di Lombardia, per protestare contro un convegno vergognoso, che pretende, nel 2015, di diffondere idee false e antiscientifiche riguardo a presunte cure dell’omosessualità. Spero che potremo vedere unite in un fronte comune tutte le realtà LGBT di Milano, da quelle più radicate e strutturate, come Arcigay e Arcilesbica, a quelle più piccole, come i gruppi universitari, a quelle più recenti, nate spontaneamente dal basso, come I Sentinelli di Milano. E spero di vedere, insieme alle associazioni LGBT, tanti amici eterosessuali che hanno a cuore la giustizia sociale del nostro Paese.

365 giorni di orgoglio