Imparare insegnando il proprio lavoro. Uno splendido week-end catanese

 

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Mentre gli studenti dell’Accademia sudano su un editing, la prof.ssa Fedezic

Lo scorso week-end ho tenuto due lezioni di editoria scolastica all’Accademia delle Editorie di Catania. Dieci ore di lezione, inframmezzate da una generosa dose di arancini, granite e brioche.

È stata una bellissima esperienza, utile e arricchente anche per me, oltre che (mi auguro) per gli studenti. Ho avuto la fortuna di confrontarmi con una classe molto attenta e partecipe: tante domande sui vari aspetti di questo particolare settore dell’editoria e sulle figure professionali coinvolte, ottime riflessioni sulle implicazioni del nostro lavoro nell’insegnamento a scuola. Vederli così interessati è stato davvero bello, mi ha dato il senso di quello che stavo facendo.

Insegnare significa non solo cercare di trasmettere un insieme di conoscenze e competenze ma anche confrontarsi con altri, mettersi in discussione, vedere le cose da una prospettiva diversa. Se poi l’oggetto dell’insegnamento è il tuo stesso lavoro, hai la preziosa opportunità di spezzare gli automatismi acquisiti che segui ogni giorno senza farti troppe domande, di fermarti a riflettere sul tuo ruolo e sul tuo modo di lavorare (che non è l’unico possibile e non è necessariamente il migliore), di sistematizzare le nozioni e le competenze che hai maturato nel corso degli anni.

Ho anche potuto apprezzare le differenze tra la Fedezic insegnante di oggi e quella di 4 anni fa che si presentò per la prima volta all’Accademia delle Editorie. Nel corso di questi 4 anni sono cresciuta, ho maturato esperienza non solo nel mio lavoro ma anche nella comunicazione con gli studenti: gli incontri nelle scuole medie e superiori insieme al Gruppo Scuola di Arcigay Milano mi hanno insegnato tantissimo.

Momenti come quello di Catania, all’insegna del confronto e della condivisione, mi danno la conferma che siamo il risultato dell’intreccio di tutte le esperienze che viviamo, e che tutto quello che ho fatto negli ultimi anni ha avuto e ha un senso: il percorso professionale, l’attività di volontariato in Arcigay, le amicizie e le relazioni che ho coltivato. Tout se tient.

Non mi resta che ringraziare i promotori dell’Accademia delle Editorie per l’ospitalità e l’ottima organizzazione e rivolgere un grande in bocca al lupo alle studentesse e agli studenti che hanno partecipato alle lezioni per il loro futuro professionale.

Infine, grazie di cuore alle colleghe e ai colleghi che mi hanno fornito i materiali da mostrare in classe come esempi e per le prove di editing. Il nostro è sempre un lavoro di squadra: dentro e fuori dalle redazioni.

Imparare insegnando il proprio lavoro. Uno splendido week-end catanese

Mondadori e Rcs dovranno assumere i precari

Venerdì scorso la Rete dei Redattori Precari, di cui ho fatto parte per qualche anno e con la quale sono ancora in stretto contatto, ha annunciato un’importante vittoria dei precari dell’editoria contro lo sfruttamento del lavoro atipico da parte delle case editrici.

Si è conclusa alla fine del 2014 l’indagine dell’Ispettorato del lavoro cominciata nel maggio 2013 che ha coinvolto Mondadori e Rcs Libri. Dopo aver raccolto e verificato le testimonianze di decine di redattori, gli ispettori hanno decretato che nelle due aziende editoriali sussisteva una situazione di palese illegalità relativamente alle tipologie contrattuali utilizzate.

All’indomani della chiusura dell’indagine, l’Ispettorato, alla presenza di Francesco Aufieri, responsabile Slc-Cgil Milano, ha convocato i responsabili del personale di Rcs Libri e Mondadori, ai quali ha ingiunto di trasformare numerosi contratti di collaborazione a progetto in contratti a tempo indeterminato: i redattori, al pari di altre figure editoriali, svolgono un ruolo fondamentale all’interno di una redazione e quindi devono essere assunti.

Diverse le reazioni delle aziende: Mondadori ha deciso di presentare ricorso contro il verdetto dell’Ispettorato; Rcs Libri, invece, si è impegnata a trasformare 21 contratti a progetto in contratti a tempo indeterminato, a decorrere dal 1° luglio p.v.

Al termine di un iter burocratico durato un anno e mezzo, gli ispettori del lavoro hanno quindi stabilito che i “falsi autonomi”, cioè i redattori cocopro che svolgono un lavoro parasubordinato, con tanto di postazione fissa, telefono e mail aziendale, devono essere assunti.

Sembra una cosa banale, ma non lo è affatto. Troppo spesso nelle redazioni delle case editrici si verificano situazioni di assoluta ingiustizia e illegalità. Troppo spesso la precarietà è la regola e non l’eccezione, e può durare decenni anche per chi svolge mansioni interne all’azienda: cocopro che vengono rinnovati per anni, collaborazioni con ritenuta d’acconto, contratti di cessione di diritti d’autore farlocchi.

Certo, la vittoria può sembrare monca, visto che i 21 collaboratori di Rcs verranno assunti con il contratto a tutele crescenti appena introdotto con il Jobs Act: per i primi tre anni, quindi, saranno facilmente licenziabili. Ma di contro avranno tutte quelle tutele che il cocopro non garantiva: ferie, maternità, TFR, tredicesima. Un bel passo avanti per chi aveva passato lunghi anni della sua vita nella periodica speranza di un rinnovo contrattuale.

C’è da dire, inoltre, che i tempi biblici della burocrazia non hanno aiutato: gli ispettori hanno preso la loro decisione un anno e mezzo dopo l’inizio dell’indagine, e le assunzioni in Rcs non sono ancora state ufficializzate. Nel frattempo, complice la riforma Fornero, che ha aumentato la precarizzazione anziché ridurla, molte persone hanno perso il lavoro e altre sono state costrette ad aprire la partita IVA. Per loro non ci saranno assunzioni “retroattive”.

Ma il contesto legislativo e i tempi lunghi non sono affatto imputabili a Rerepre, che anzi ha avuto il grande merito di aver mandato per la prima volta, attraverso Slc-Cgil, gli ispettori del lavoro in due grandi gruppi editoriali.

Si è riusciti a fare pressione sul sindacato grazie alla determinazione di un gruppo di persone che negli anni non ha lesinato sacrifici ed energie. E tanta, tanta pazienza. Ricordo quando, qualche anno fa, incontrai per la prima volta un sindacalista di Slc-Cgil insieme ad altre ragazze della ReRePre. Eravamo in un bar di Milano vicino alla Camera del Lavoro. Gli spiegavamo con dovizia di particolari le modalità di lavoro, le nostre mansioni, la giungla di contratti fuffa che ci venivano fatti firmare. E ci rendevamo conto che i sindacati non sapevano nulla di noi, erano in ritardo di 15-20 anni sul tema della precarietà: cascavano letteralmente dal pero e avevano bisogno di informazioni che solo noi, dall’interno delle case editrici, potevamo dar loro.

Iniziammo così, nel lontano 2008, un lungo percorso: la messa a punto e la diffusione di un questionario sul lavoro atipico in editoria, la mappatura dei precari all’interno delle case editrici milanesi (da cui emerse chiaramente la preponderanza dei lavoratori atipici rispetto agli assunti), la pressione sui sindacati in occasione del rinnovo del Contratto nazionale Grafici-Editoriali (con risultati parziali, certo, ma inediti nel nostro settore e che fanno ben sperare per il futuro). Un percorso che io a un certo punto abbandonai, sia per il crescente impegno in Arcigay Milano, sia perché ero delusa e demoralizzata dall’immobilismo e dal disinteresse della maggioranza dei precari, troppo spesso restii a impegnarsi in prima persona e talvolta persino ostili a ReRePre. Questo percorso, però, è stato continuato con grande determinazione e sacrificio dalla Rete dei Redattori Precari e oggi inizia a dare frutti tanto insperati quanto preziosi.

editoria-immagine-rerepre-precariQuesta vittoria rappresenta un precedente importantissimo, una breccia attraverso la quale si può cercare di abbattere il muro di omertà che nasconde lo sfruttamento delle case editrici ai danni dei lavoratori autonomi. Che nella maggior parte dei casi, come detto, sono falsi autonomi.

Mondadori e Rcs dovranno assumere i precari