Unioni civili: una vittoria (tardiva) a metà

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Milano, 30 aprile 2016: la Festa delle Famiglie organizzata da Famiglie Arcobaleno. Foto di Alice Redaelli.

Con 20 anni di ritardo e dopo un decennio di rinvii e negoziazioni al ribasso, conditi da una buona dose di insulti e menzogne da parte della destra cattolica, l’Italia sta finalmente per approvare uno straccio di legge sulle unioni civili. Una legge tardiva e monca della stepchild adoption. La montagna ha partorito il topolino.

“Non è più possibile rinviare tutto”, dice Renzi festeggiando in un post l’ormai prossima approvazione del ddl Cirinnà. I diritti dei nostri figli, però, sì. Li hanno rinviati di nuovo a data da destinarsi. E conoscendo i tempi e l’ipocrisia della politica italiana, quella data è ancora molto lontana.

Questa legge è una vittoria a metà. Un punto di partenza, certo. Meglio di nulla, certo (piutost che negot l’è mej piutost, come si dice dalle mie parti). E tuttavia non può non restare l’amaro in bocca per una legge che sancisce ufficialmente una discriminazione.

Non ci fermeremo finché non otterremo la vera uguaglianza. Da domani (ri)comincia la lotta per il matrimonio egualitario.

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Il post con cui Matteo Renzi ha festeggiato (preventivamente) l’approvazione del ddl Cirinnà.

 

Unioni civili: una vittoria (tardiva) a metà

Cattolici PD: l’ennesima figuraccia sulla GPA

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L’ala cattolica del Pd ha depositato un emendamento all’articolo 5 del ddl Cirinnà sulle unioni civili a firma Gianpiero Dalla Zuanna, circa “l’estensione della punibilità delle pratiche di maternità surrogata se realizzate all’estero da cittadini italiani”. La GPA verrebbe punita con la reclusione da tre mesi a due anni e con una multa da 600.000 a un milione di euro.

Ora i cattolici del PD dovranno spiegarci per quale motivo l’Italia dovrebbe punire la GPA all’estero, se fatta in uno Stato in cui è legale e regolamentata e la donna libera e consenziente. Ricordo, tra l’altro, che da noi la GPA è già vietata. Dovranno anche spiegarci come mai ritengono tale pratica punibile con il carcere soltanto ora, visto che esiste da più di 20 anni – senza che nessun politico cattolico abbia mai sollevato obiezioni. Obiezioni che, guarda caso, vengono sollevate quando si sta discutendo se concedere o meno qualche straccio di diritto alle coppie omosessuali.

Sulla GPA e sulla libera scelta delle donne, vi rimando a questo articolo di Chiara Lalli, uno dei più lucidi e puntuali letti negli ultimi mesi.

Cattolici PD: l’ennesima figuraccia sulla GPA

Regione Lombardia al Family Day? E noi in piazza della Scala!

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Esattamente un anno fa scendevamo in piazza contro il convegno omofobo organizzato da Regione Lombardia e sponsorizzato con il logo Expo. Oggi, dopo aver buttato al vento 50.000 euro per l’attivazione del numero verde anti-gender, ecco l’ennesima iniziativa omofoba da parte della giunta di Roberto Maroni.

La giunta leghista, che a quanto pare continua a dimenticarsi di dover rappresentare tutti i cittadini lombardi, compresi quelli LGBT, ha deciso infatti di partecipare al Family Day in programma il 30 gennaio. E lo farà presentando in piazza il gonfalone ufficiale con la rosa camuna e illuminando il Pirellone con la scritta “Family day”.

Un motivo in più, quindi, per essere in tanti, tantissimi, alla manifestazione Svegliati Italia che il 23 gennaio colorerà di arcobaleno più di 70 città italiane. Ancora una volta chiederemo a gran voce pari diritti, ma allo stesso tempo ci troveremo nella scomoda posizione di dover difendere con le unghie un ddl che ci va stretto: soltanto il matrimonio egualitario ci garantirebbe gli stessi diritti e tutele delle coppie etero, ma siamo anche consapevoli che l’eventuale stralcio della stepchild adoption dal ddl Cirinnà sarebbe l’ennesima presa in giro e andrebbe a ledere proprio le figure più fragili tra quelle in causa, cioè i figli delle coppie omosessuali.

Le unioni civili sono solo un primo passo verso l’uguaglianza, a cui dovranno seguirne altri. La nostra battaglia per i diritti non si fermerà finché non otterremo il matrimonio egualitario e l’adozione piena.

Per i milanesi l’appuntamento è per sabato 23 gennaio alle 14:30, in piazza della Scala.

Per tutti gli altri, ecco l’elenco delle piazze che aderiranno al flash mob.

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Regione Lombardia al Family Day? E noi in piazza della Scala!

Marta Loi: la battaglia del piccolo Ruben

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Immagine tratta da vanityfair.it

Vi ricordate Marta e Daniela, le due mamme che stanno lottando per il riconoscimento del loro piccolo Ruben da parte dello Stato italiano ?

Le due donne si sono sposate in Spagna, dove vige lo ius sanguinis: per questa ragione il loro bambino, nato a Barcellona, non può automaticamente ottenere la cittadinanza spagnola. Senza un certificato di nascita regolarmente registrato in Italia, Ruben risulta apolide, e di conseguenza non può accedere ai diritti basilari che hanno tutti gli altri bambini: passaporto, assistenza sanitaria, sussidi garantiti dallo Stato spagnolo ai genitori e ai loro figli.

Il certificato di nascita di Ruben era stato concesso e trascritto a ottobre dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che sul documento aveva anche indicato come genitori entrambe le madri, e successivamente annullato dal prefetto Gerarda Pantalone.

Oggi una delle due mamme, Marta Loi, ha parlato alla conferenza TEDxSSC, organizzata dalla Scuola Superiore di Catania, e ha raccontato la vicenda di Ruben e la battaglia che insieme alla moglie Daniela sta portando avanti per il riconoscimento di pieni diritti per il loro bambino. Il pubblico catanese, evidentemente commosso, le ha tributato un lungo applauso.

Ecco le parole di Marta.

Sono qui per raccontarvi le storie di tre bambini. Il primo è Donato, che nacque nel Duecento in una situazione di povertà. A quell’epoca le famiglie abbandonavano i figli malati, perché non avevano i mezzi per curarli e per paura che contagiassero gli altri. Per noi tutto questo è assurdo: oggi abbiamo la consapevolezza che tutti i bambini devono essere protetti.

La seconda storia è quella di Oliver Twist, che tutti conoscete. Durante la rivoluzione industriale, quando migliaia di bambini erano impiegati nelle fabbriche con turni massacranti, la Gran Bretagna decise di vietare il lavoro minorile (ma solo per i bambini sotto i 9 anni) nel 1883.

Queste prime due storie dimostrano l’evoluzione della nostra società. La tutela dei bambini non è sempre stata scontata come lo è oggi: è stata una conquista storica. In passato, per esempio, i bambini non venivano educati dai loro genitori, ma da altre persone. Una tappa fondamentale fu il secondo dopoguerra: dopo la seconda guerra mondiale, infatti, si rese necessario tutelare i bambini, molti dei quali erano rimasti orfani.

La Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, ratificata nel 1989, afferma che tutti i bambini devono essere amati e protetti, che tutti i bambini sono uguali e che non devono essere discriminati. Afferma, inoltre, che devono avere un nome e una nazionalità.

La terza storia è quella di Ruben, nato il 3 agosto del 2015. Per alcuni mesi Ruben non ha potuto godere di tutti i suoi diritti: non ha avuto un documento di identità, né l’assistenza sanitaria. Non è stato possibile assegnargli un pediatra, e inoltre è rimasto bloccato in terra spagnola.

Ruben è nato a Barcellona da una donna italiana ed è quindi italiano. Daniela ed io viviamo in Spagna da 7 anni. Ci siamo conosciute, frequentate e innamorate. Dopo qualche anno abbiamo deciso di avere un figlio. Una scelta non facile, ma ci siamo informate per bene e abbiamo fatto ricorso all’inseminazione artificiale in una struttura pubblica spagnola.

Durante la gravidanza di Daniela, abbiamo deciso di sposarci per garantire a nostro figlio pieni diritti. Alla nascita, Ruben è stato registrato presso il Comune di Barcellona con i nostri due cognomi. La trascrizione in Italia – obbligatoria perché Ruben è italiano – non è stata possibile. L’ostacolo è stato il secondo cognome, il mio. È quindi iniziata la nostra battaglia: il certificato di nascita di Ruben, che gli riconosceva due madri legali, è stato trascritto all’Anagrafe di Napoli e poi parzialmente annullato venti giorni dopo.

Oggi io non ho diritti e doveri verso Ruben, e lui non può godere di pieni diritti. Non posso, per esempio, accompagnarlo a scuola e – se si ammalasse – il medico curante non sarebbe tenuto a parlarmi della sua situazione sanitaria.

Sono qui per parlare di diritti dei bambini. Dobbiamo tutelare tutti i bambini – come Donato, Oliver e Ruben. La Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia afferma che tutti i bambini devono essere tutelati senza alcuna eccezione o discriminazione.

Il nostro compito è quindi di garantire piene tutele e diritti a tutti i bambini: italiani e stranieri, ricchi e poveri, e anche ai figli delle coppie omogenitoriali.

Il caso di Ruben dimostra quanto grave e insostenibile sia, per le famiglie omogenitoriali, il mancato riconoscimento da parte del nostro Paese e quali pesanti ripercussioni esso abbia sulle vite quotidiane di migliaia di persone.

La speranza è che questo sia davvero l’ultimo Natale senza diritti per le famiglie omogenitoriali italiane e per i loro figli, e che nel 2016 la politica intervenga finalmente a colmare il vuoto legislativo che le penalizza.

Reflussi di coscienza vi augura buone feste e vi dà appuntamento a gennaio!

 

 

Marta Loi: la battaglia del piccolo Ruben

Freeheld: un film da far vedere ai politici italiani

Freeheld è il dramma lesbico che non vedremo mai prodotto dal cinema italiano. Niente a che vedere con la commediola piatta di cui abbiamo parlato qualche settimana fa.

Il film narra la storia vera di Laurel Hester e Stacie Andree, conviventi e registratesi come coppia di fatto (siamo nel 2002, il matrimonio egualitario non è ancora una realtà nello Stato del New Jersey). A Laurel viene diagnosticato un tumore incurabile ai polmoni: in mancanza di una legge che garantisca parità di diritti alle coppie omosessuali, negli ultimi mesi di vita la donna è costretta a battersi per il riconoscimento dei benefici pensionistici alla sua compagna.

La storia vera di Laurel Hester e Stacie Andree ha ispirato sia
La storia vera di Laurel Hester e Stacie Andree ha ispirato sia “Freeheld” di Peter Sollett sia l’omonimo documentario di Cynthia Wade, miglior cortometraggio documentario agli Oscar del 2008.

Qualche recensione ha definito Freeheld come un film freddino, forse perché non indugia eccessivamente sul dolore, non si rifugia in un facile patetismo. Io l’ho trovato un punto di forza. Non avevamo bisogno dell’ennesimo film che ci mostrasse al microscopio temi quali la malattia e la morte della persona amata. Avevamo bisogno invece di Freeheld per quello che è: un film molto bello e fortemente politico.

Certo, si piange. Eccome. Ma credo che tutte quante in sala – dall’amica alla mia sinistra alla sconosciuta alla mia destra, passando per le ragazze che singhiozzavano sonoramente due file davanti a noi – piangessimo non solo per le vicende di Laurel (una splendida Julianne Moore) e Stacie (Ellen Page), ma anche per noi stesse, per l’immane ritardo del nostro Paese sul fronte dei diritti LGBT, per la totale mancanza di tutele con cui dobbiamo fare i conti ogni santo giorno. Perché quella situazione che stavamo vedendo sul grande schermo, e che là – negli Stati Uniti del 2002 – si risolveva con il riconoscimento della pensione di reversibilità al partner sopravvivente, qui – nell’Italia del 2015, a distanza di ben 13 anni – non avrebbe lo stesso esito. Ancora oggi le coppie omosessuali italiane sono totalmente prive di tutele in caso di malattia e di morte di uno dei due partner. Abbandonate dallo Stato e lasciate completamente sole di fronte agli eventi luttuosi della vita.

Freeheld

Amore, giustizia, uguaglianza: il sottotitolo indica i temi cardine del film. A cui bisogna aggiungere la solidarietà. Quella dei cittadini LGBT che si mobilitano in favore delle due protagoniste, iniziando a chiedere la parità di diritti e il matrimonio egualitario (ottenuto in tutti gli Stati federati nel giugno del 2015), e quella dei colleghi della detective Laurel Hester che alla fine, dopo qualche titubanza, trovano il coraggio di sostenerla.

Ed è proprio questo che dobbiamo cercare di assicurarci per l’ultima spallata a una classe politica immobile: la solidarietà dei tanti amici, colleghi e parenti, etero e non. Perché casi come questo, mostrato in un servizio delle Iene di qualche mese fa, non si verifichino mai più. Perché un malato terminale, nei suoi ultimi giorni, non sia costretto ad affannarsi per trovare un modo per tutelare il partner sopravvivente e possa affrontare la malattia con dignità e serenità.

Freeheld è un film da vedere, e da far vedere ai politici italiani baciapile e ai porporati che tuonano contro i diritti LGBT. Che dite, organizziamo un bel cineforum nell’attico di Bertone? Dovremmo starci belli comodi!

Freeheld: un film da far vedere ai politici italiani

Stop omofobia! Sostieni il Gruppo Scuola di Arcigay Milano

L’Italia è quel paese in cui, ancora oggi nel 2015, migliaia di persone LGBT si trovano ad affrontare ogni giorno tragedie e drammi di varia natura. Nel più totale e ipocrita silenzio delle istituzioni e con la più totale impunità per chi commette violenze e discriminazioni.

Nel giro di pochi giorni siamo stati raggiunti da tre notizie terribili, spesso relegate a miseri trafiletti dalla stampa nazionale.

Sabato scorso, a Floridia, in provincia di Siracusa, un adolescente gay ha scelto di farla finita, impiccandosi in casa. A 16 anni. Il suo gesto è un atto di accusa a tutta la società italiana e a una classe politica colpevolmente immobile.

Ieri, invece, abbiamo scoperto con orrore che a Monza, in una scuola privata – che ovviamente riceve lauti finanziamenti pubblici –, uno studente gay viene tenuto fuori dalla classe, in corridoio, da una settimana perché “influenza gli altri ragazzi”.

I bambini, i bambini, proteggete i bambini! Già, ma chi protegge i minori gay dalla vostra omofobia, dalle vostre quotidiane discriminazioni, dalle umiliazioni che ogni giorno infliggete loro? (Qui il comunicato di Arcigay Milano.)

Sempre di ieri è la notizia dell’ennesima aggressione omofobica a Roma, al classico grido di “daje al frocio”. Proprio mentre uno studio delle Università di Firenze, L’Aquila e Roma ci spiega che la malattia da curare è l’omofobia, non certo l’omosessualità. Intanto, il disegno di legge contro l’omofobia, stravolto dal sagace Scalfarotto, è fermo al Senato da almeno due anni.

Questi fatti ci riguardano tutti da vicino. Tutti quanti: gay e “meno gay”. Nessuno di noi è escluso. Chi può dire con certezza che il proprio fratello, o figlio, o amico, non rischi di incorrere in simili discriminazioni e umiliazioni, di cadere in una disperazione come quella di Aleandro di Floridia?

Soprattutto, questi fatti feriscono al cuore chi si occupa di educazione: insegnanti, genitori – e anche noi volontari del Gruppo Scuola di Arcigay.

Se anche voi, come noi, siete stanchi di tutto questo, se volete passare dall’indignazione ai fatti, questa è l’occasione che fa per voi.

Il Gruppo Scuola di Arcigay Milano cerca nuovi volontari. Le iscrizioni al corso di formazione (obbligatorio) sono aperte. L’incontro preliminare si terrà il 19 ottobre, alle 21, presso la sede di Arcigay Milano, in via Bezzecca 3.

Gruppo Scuola 2015

Da più di vent’anni il Gruppo Scuola organizza nelle scuole medie e superiori incontri e laboratori di educazione alla diversità, in cui i volontari dialogano con gli studenti su argomenti spesso trascurati nelle aule italiane: stereotipi di genere, orientamento sessuale e identità di genere, bullismo, malattie sessualmente trasmissibili, omocausto.

Se siete insegnanti o genitori di ragazzi in età scolare, contattateci oppure proponete direttamente al vostro preside di organizzare un incontro con noi.

Aiutateci a creare una società più giusta. Sostenete le attività delle Gruppo Scuola!

Stop omofobia! Sostieni il Gruppo Scuola di Arcigay Milano

5 libri LGBT per un autunno arcobaleno

Non ci sono più scuse. Le vacanze sono lontane e la scuola è ricominciata: è tempo di vincere la pigrizia (lo dico soprattutto a me stessa) e di tornare a studiare, imparare, aggiornarsi. Per riprendere le battaglie civili con sempre maggiore convinzione ed entusiasmo.

Che siate volontari di qualche associazione LGBT o semplici cittadini desiderosi di approfondire queste tematiche, ecco 5 libri usciti nell’ultimo anno che possono fare al caso vostro. Libri che magari vi siete persi nei mesi scorsi e che non avete ancora recuperato (sotto l’ombrellone, si sa, ci si butta sui romanzi). Per vostra maggiore comodità li ho suddivisi in 3 macro-argomenti.

BULLISMO OMOFOBICO

Ian Rivers, Bullismo omofobico. Conoscerlo per combatterlo, il Saggiatore

Ian Rivers, Bullismo omofobico

Partiamo forte. Questo è senz’altro il libro più denso e impegnativo fra quelli che vi propongo oggi, ma si tratta di un volume fondamentale per insegnanti, educatori e attivisti LGBT che operano nelle scuole.

Ian Rivers, psicologo e ricercatore a Londra, presenta i risultati degli studi empirici e teorici degli ultimi vent’anni sul bullismo omofobico. Il saggio di Rivers fa emergere chiaramente le specificità del bullismo omofobico (tra cui la difficoltà, per la vittima, di chiedere l’aiuto degli adulti per paura di richiamare l’attenzione sulla propria sessualità) e le conseguenze a lungo termine sulle vittime (depressione, dispersione scolastica, disturbo post-traumatico da stress, maggiore frequenza dei comportamenti autolesionistici e dei suicidi).

L’autore, inoltre, rende conto della sua esperienza nelle scuole al fianco di studenti, genitori e docenti, focalizzandosi anche sulle responsabilità degli insegnanti nell’affrontare l’omofobia nei contesti scolastici. Molto interessanti e preziosi gli esempi di attività forniti dall’autore, suddivisi per fasce di età.

L’edizione italiana del libro, curata da Vittorio Lingiardi, è chiusa da un importante documento dell’Associazione Italiana di PsicologiaSulla rilevanza scientifica degli studi di genere e orientamento sessuale e sulla loro diffusione nei contesti scolastici italiani. In questo recentissimo pronunciamento (2015) l’AIP fa piazza pulita delle deliranti critiche contro l’educazione alle differenze di genere e di orientamento sessuale nelle scuole, sottolinea l’importanza dei gender studies (che sono stati decisivi per lo studio e il depotenziamento del sessismo, dell’omofobia e degli stereotipi di genere) e puntualizza l'”inconsistenza scientifica” della fantomatica teoria del gender. Infine l’AIP, ricordando anche le policy dell’UNICEF e dell’UNESCO, auspica la promozione dell’educazione sessuale nelle scuole italiane e la messa in atto di strategie preventive contro il bullismo omofobico e la discriminazione di genere, al fine di “favorire una cultura delle differenze e del rispetto della persona umana in tutte le sue dimensioni”.

Dario Accolla, Omofobia, bullismo e linguaggio giovanile, Villaggio Maori Edizioni

Dario Accolla, Omofobia, bullismo e linguaggio giovanile

Sullo stesso argomento vi consiglio anche il bel saggio di Dario Accolla, che sceglie di inquadrare l’omofobia e il bullismo omofobico da una prospettiva linguistica anziché psicologica.

L’autore – insegnante, oltre che blogger e attivista – parte da un assunto decisivo. Poiché il linguaggio è lo strumento primario di costruzione del diverso, uno strumento potente in grado di creare e perpetuare lo stigma, per studiare le origini dell’omofobia e le dinamiche del bullismo è necessario analizzare in che modo il linguaggio opera proprio in uno dei luoghi principali di costruzione dell’identità, cioè la scuola. Accolla si focalizza quindi sul linguaggio giovanile e presenta i risultati raccolti per mezzo di un questionario anonimo somministrato a giovani tra i 13 e i 20 anni. Infine, l’autore offre una panoramica delle iniziative di contrasto all’omofobia messi in atto nelle scuole italiane.

Al centro del saggio di Accolla vi è l’importanza della parola. Il libro dell’autore catanese sembra rivolgersi proprio a noi, attivisti LGBT che dialoghiamo con studenti e insegnanti: ci conferma la bontà del nostro operato e ci conforta nella nostra convinzione della necessità di insegnare ai giovani a parlare bene per pensare bene. Mi capita spesso, infatti, durante gli incontri nelle scuole, di riflettere insieme agli studenti sull’importanza delle parole: e ogni volta mi rendo conto di come sia fondamentale, per contrastare lo stereotipo e la discriminazione, dar loro parole limpide e neutre, scevre da giudizi di valore – per esempio, parole come “omosessuale” ed “eterosessuale”, “transgender” e “cisgender”, anziché “normale” e “anormale”.

MATRIMONIO EGUALITARIO

Sebastiano Mauri, Il giorno più felice della mia vita, Rizzoli

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Con semplicità e ironia Sebastiano Mauri smonta uno dopo l’altro i falsi argomenti contro il matrimonio egualitario: la tradizione, la natura, la religione e ovviamente i pregiudizi sull’omogenitorialità. Lo fa citando studi scientifici, ma mantenendo sempre un tono leggero e una scrittura accessibile. Un libro alla portata di tutti, da leggere e far leggere. Anche nelle scuole, perché:

Con ogni probabilità, ancora oggi, in Italia, un bambino che si sente “diverso” dai suoi compagni sprecherà un’indicibile quantità di tempo ed energie a soffrire, nascondersi e mentire.

E non è solo lo spreco di una vita, è anche uno spreco per la società.

Si può controllare la razza della propria prole, influenzarne la religione, il credo politico, i valori, ma non si può scegliere quale sarà il suo orientamento affettivo.

Nessuno è immune dalla possibilità che sua figlia o suo figlio, crescendo, amino delle persone dello stesso sesso. Nessuno può escludere che un giorno sia un membro della propria famiglia a essere vittima di questa discriminazione.

Il libro, inoltre, ripercorre la battaglia per il matrimonio egualitario in Argentina (seconda patria dell’autore), quando l’arcivescovo di Buenos Aires Jorge Bergoglio, con toni apocalittici, mobilitò il clero e i fedeli cattolici contro una legge che avrebbe semplicemente garantito una maggiore uguaglianza sociale. Fortunatamente la guerra santa invocata dal futuro papa fallì, e dal 2010 le coppie omosessuali argentine hanno gli stessi diritti di quelle etero.

Sebastiano Mauri, infine, ci spiega perché le unioni civili sono da considerarsi una sorta di apartheid giuridico: “Se ci si accorge di un’ingiustizia e la si corregge a metà, la si sta perpetuando”.

Nicla Vassallo, “Il matrimonio omosessuale è contro natura” FALSO!, Laterza

Nicla Vassallo, Il matrimonio omosessuale è contro natura FALSO!

Anche la filosofa Nicla Vassallo demolisce i pregiudizi contro il matrimonio egualitario, ma lo fa utilizzando gli strumenti della filosofia. Un libro forse un po’ meno accessibile rispetto al precedente, ma senz’altro molto interessante.

DIRITTI LGBT NEL MONDO

Frédéric Martel, Global gay, Feltrinelli

Frédéric Martel, Global gay

Un’indagine durata più di cinque anni, in quattro continenti (manca all’appello soltanto l’Oceania). Centinaia di persone intervistate, decine di città visitate. E locali, bar, sedi di associazioni. L’idea di fondo di questo libro è – come suggerisce il titolo – la globalizzazione della questione LGBT: ormai non più soltanto in Occidente, ma a livello mondiale i diritti LGBT stanno diventando sempre più una questione di diritti umani, e rappresentano una cartina di tornasole per valutare la modernità e lo stato di salute della democrazia dei vari paesi del mondo. Martel, inoltre, si interroga su come la politica e la società civile dei paesi occidentali possano dare il proprio sostegno ai cittadini LGBT in quei paesi che ancora puniscono l’omosessualità con il carcere e perfino la morte.

Un libro ricco, piacevole e ben scritto, che per di più vi farà venire voglia di viaggiare e scoprire luoghi vicini e lontani.

5 libri LGBT per un autunno arcobaleno