Un film sulle lesbiche senza il lesbodramma (e l’omofobia)

Possono bastare le buone intenzioni per fare un bel film? Evidentemente no.

Io e lei è un film realizzato con tanta buona volontà, pure troppa. Per buona parte del film la regia è intenta a mostrarci nel dettaglio la routine quotidiana della coppia Buy-Ferilli (il ritorno a casa dal lavoro, le cenette, la corsetta sul tapis-roulant, le serie TV guardate insieme sul divano), come a dimostrare allo spettatore italiano quanto bello e normale sia essere omosessuali nell’Italia di oggi.

Eppure il film, nonostante le buone intenzioni, è piatto e stereotipato.

Cosa manca? Secondo Claudio Rossi Marcelli, manca il sesso. Ci sono baci, gesti d’affetto, una scena di sesso pudicamente nascosta sotto un piumone. Ma possiamo aspettarci che un film italiano ci mostri una scena di sesso tra due donne? Suvvia, siamo realisti. Certo che no.

Quello che manca, a mio avviso, è il conflitto. Nell’ansia di rendere normale e accettabile l’amore omosessuale, è stato eliminato ogni tipo di conflitto. Non c’è conflitto tra la Buy e l’ex marito, né tra lei e il figlio. Non c’è conflitto tra la Ferilli e la sua famiglia d’origine di burini, dai quali ci aspetteremmo almeno un po’ della cara, vecchia e verosimile omofobia. Attenzione: non sto dicendo che tutti i burini siano omofobi, né che i privilegiati, magari laureati, non lo siano affatto: sto dicendo che in determinati strati della popolazione è più facile riscontrare razzismo e omofobia. E che un film che parla dell’essere omosessuali oggi in Italia non può non mostrare almeno una scena di omofobia: perché con l’omofobia devono fare i conti, ogni giorno, migliaia di cittadini e coppie omosessuali.

Non c’è un vero conflitto neppure tra Buy e Ferilli. Mancano le ripicche, i rancori, i piatti per terra, le ex ingombranti, “la tipa della mia tipa”. In una parola, manca il lesbodramma. (In cui, al contrario, un film come La vita di Adèle indugiava eccessivamente).

Quello che salvo nel film, oltre a qualche scena comica godibile, è l’accenno al tema della visibilità: alle certezze e all’orgoglio della Ferilli, donna lesbica più serena e risolta, si oppongono i dubbi e le paure della Buy.

Ma sinceramente, al di là delle buone intenzioni, è troppo poco.

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Un film sulle lesbiche senza il lesbodramma (e l’omofobia)