Adotta anche tu un piccolo Pride

varese pride

Varese, Milano, Madrid.

Questi i miei Pride del 2016. E se gli ultimi due non hanno certo bisogno di presentazioni (quello di Milano è il Pride della mia città e ve ne ho parlato più volte lo scorso anno; quello di Madrid, con quasi 2 milioni di partecipanti, è il più grande d’Europa), meno scontata è la scelta di Varese.

Credo sia fondamentale sostenere i Pride che si svolgono nelle città medio-piccole. Significa dare un segno di vicinanza e solidarietà alle comunità LGBT locali, che si trovano a vivere in realtà spesso chiuse e omofobe. Significa contribuire, almeno per un giorno, alla visibilità delle persone LGBT di quella città, sfidando gli sguardi giudicanti di chi continua a non capire. E visibilità, come sappiamo bene, è la parola chiave per la rivendicazione dei diritti civili. Non è un caso che il messaggio politico del Varese Pride sia (R)esistiamo.

Sono nata a Lecco (48.000 abitanti, una lunga e pervasiva tradizione leghista e ciellina, neanche un cinema sopravvissuto alla crisi delle sale: giusto per dare due pennellate sulla situazione politica, sociale e culturale) e so bene quanto sia difficile, per una persona LGBT, vivere la propria giovinezza in un contesto simile. Bene che ti vada, passerai quelli che dovrebbero essere gli anni della spensieratezza nel silenzio, nascondendo la tua identità e i tuoi sentimenti, spesso anche alle persone che ti sono più vicine. Nella peggiore delle ipotesi, se sceglierai di fare coming out, o se ti faranno outing, è altamente probabile che verrai preso in giro, emarginato, forse anche bullizzato. Ti sentirai un marziano, per anni penserai di essere l’unico fatto così. Fortunatamente, oggi, la situazione è meno cupa rispetto a quella che ho conosciuto io ai miei tempi (oddio, mi sento vecchia!). Da qualche anno le cose stanno cambiando, nascono luoghi di incontro e occasioni di condivisione per le persone LGBT, e l’associazione Renzo e Lucio sta facendo un ottimo lavoro per quanto riguarda la sensibilizzazione della cittadinanza. Penso e spero che sia così anche per altre realtà di provincia. Ma la strada da fare è ancora lunga. Al Nord come al Sud.

Il Pride di quest’anno è il primo per la città di Varese. Una città tradizionalmente di destra, in cui la vita per le persone LGBT non è facile. Per darvi un’idea delle tante difficoltà che gli organizzatori devono affrontare, vi sintetizzo solo l’ultima: a tre giorni dal corteo, la Questura ha modificato il percorso in modo tale che non passi dal centro. Inoltre ha modificato la piazza finale da piazza Monte Grappa a piazza Ragazzi del ’99, che è un parcheggio chiuso, a causa della presenza della sede di un partito politico (a quanto pare la Lega) in Corso Matteotti. Il mesaggio è chiaro: fatevi pure il vostro Pride, ma senza farvi vedere dalla brava gente.

Per queste ragioni ho deciso di partecipare al Pride di Varese. E vi invito tutti ad adottare (almeno) un “piccolo Pride” ogni anno. Ora e negli anni a venire.

Qui il calendario di Onda Pride 2016. Il corteo di Pavia è già passato (11 giugno), ma sono ancora molti i piccoli Pride che aspettano il vostro sostegno!

 

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Adotta anche tu un piccolo Pride

9 pensieri su “Adotta anche tu un piccolo Pride

  1. tamba rossonero ha detto:

    nonostante le critiche che t ho mosso negli altri post questo mi ha colpito

    e m sono chiesto,credo siamo coetanei circa, da quanto ho intutito spulciando su twitter il tuo profilo

    negli anni della nostra adolescenza (io sono un classe 84 quindi ho circa la tua età) era cosi difficile essere omosessuali?

    io ho un amico gay, non l’ha mai dichiarato se non d recente, non sono d lecco ma di un piccolo paese della provincia d Brescia (Gardone Riviera) e non l’abbiamo mai esiliato.

    Lo prendevamo in giro perché pesantissimo anche con battute sulla sua presunta omosessualità (già allora era ben palese) ma anche lui c prendeva in giro con le stesse battute (le classiche battute che si fanno giocando a calcetto x dire: ” frocio hai mancato la palla, o ma sei un gay ecc..) ma ce le facevamo tutti senza uno più colpito.

    eppure siamo rimasti amici anche se la vita c ha fatto prendere, per studi ecc, altre strade.

    vero che una volta di queste tematiche se ne parlava meno e con meno esasperazione rispetto a oggi

    dal tuo post invece sembra che sia un inferno parlarne o fare coming out (credo suppongo ti riferisca alla tua storia)e mi spiace

    forse lo sarebbe stato anche Gardone, non so.

    non so se intendi che le persone sono cattive e omofobe perché Leghiste e cielline o che questo aiuta l’altra cose

    o se è solo un giudizio d parte perché odi le 2 categorie

    (premessa non sono nessuna delle 2 cose)

    ciao

    1. Beh, se il tuo amico ha fatto coming out soltanto di recente, a 30 anni suonati, vuol dire che durante la sua giovinezza non si è sentito sereno e sostenuto dagli amici. E molto probabilmente il motivo per cui non si è sentito sostenuto sono proprio le battute e gli insulti, anche se all’epoca a voi sembravano scherzosi: magari per lui non erano così scherzosi. Anzi, magari anche lui usava la parola “frocio” per allontanare quella cosa da sé, per fingere davanti a sé e agli altri di essere “normale”. Immagina un’intera giovinezza passata a fingere, a nascondere i propri veri sentimenti, con la perenne paura di venire scoperto. Immagina un’intera giovinezza passata con la consapevolezza di essere gay ma di non poterlo dire a nessuno, per paura che ti insultino e ti emarginino. In adolescenza l’approvazione da parte del gruppo è vitale, la paura di essere emarginati è un incubo. Da adolescenti non si hanno le spalle abbastanza larghe e un’identità e un carattere abbastanza strutturati per resistere alle pressioni esterne: oggi molti adolescenti riescono a fare coming out fin dai 16 e 17 anni, ma sono ancora pochi, perché il giudizio esterno è ancora molto forte (specie in provincia).

      Per quanto riguarda leghisti e ciellini: diciamo che in queste due categorie di persone è molto più facile trovare persone razziste e omofobe. Poi gli omofobi ci stanno anche a sinistra, per carità. Ma la chiusura mentale di ciellini e leghisti di sicuro è terreno fertile per il perpetuarsi degli stereotipi.

  2. tamba ha detto:

    lei ha amici di queste 2 correnti per poterlo dire?ne ha mai conosciuti d persona?

    per onestà sul mio amico aggiungo che l’aveva detto a un nostro amico per chiederli se li faceva delle foto osè per un sito d’incotri gay,parlandoli di un tipo con cui s era visto e beccato a Milano.

      1. tamba ha detto:

        che prima del coming out ufficiale, a noi mai detto ma quando sai che convive con un altro uomo fai 2 più due, il mio amico aveva chiesto a un altro nostro amico di fargli delle foto per un sito di incontri gay e li aveva raccontato di un ragazzo gay copn cui si era incontrato e beccatto (baciato e non so che altro) a Milano.

        se ripeto continuamente amico amico ecc anzitutto è per privacy e poi perché essendo un piccolo paese ci si conosce praticamente tutti,sopratutto i coetanei che sono cresciuti insieme.

        Rendo l’idea?

      2. Sì, rendi l’idea di una persona che ci ha messo tanto a fare coming out perché la gente intorno non lo supportava e anzi scherzava con insulti come “frocio” ecc. Io mi farei due domande sul perché il tuo amico non ha mai voluto parlare con voi delle sue cose. Probabilmente per mancanza di fiducia.

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