Il 25 aprile è anche arcobaleno

Vivo a Milano, città medaglia al valor militare per la guerra di Liberazione, da quasi 6 anni e nei primi di questi troppe volte, durante le celebrazioni di piazza del 25 aprile, ho dovuto constatare l’assenza (o la scarsissima visibilità) delle associazioni LGBT. Certo, molti attivisti del movimento hanno sempre partecipato al corteo a titolo personale, ma per lo più senza mostrare alcun simbolo di appartenenza a questa o quella associazione. Negli anni passati le bandiere LGBT in piazza erano poche e sparute, quasi mai numerose e distintamente visibili.

Qualcosa ha iniziato a cambiare lo scorso anno, quando un folto gruppo di volontari del Gruppo Scuola di Arcigay partecipò al corteo con bandiere arcobaleno e volantini.

25_aprile_2014
Il Gruppo Scuola di Arcigay Milano al corteo del 25 aprile del 2014.

Quest’anno sarà diverso. Sia i Sentinelli di Milano sia Arcigay hanno annunciato la loro presenza, che sarà senz’altro numerosa e ben visibile lungo il corteo. Quest’anno più che mai, dopo lunghi mesi di attacchi e menzogne contro la comunità LGBT, è importantissimo esserci ed essere visibili: non solo in quanto cittadini ma anche in quanto cittadini omosessuali o transessuali.

Il 25 aprile si celebra la Liberazione dal nazifascismo. Come è noto, tra le vittime dei totalitarismi ci furono anche molti omosessuali e transessuali, che per di più dopo la fine della guerra non ricevettero alcun tipo di risarcimento né di riconoscimento ufficiale. In molti casi, dopo l’apertura dei lager, gli omosessuali là internati vennero semplicemente traslati nelle prigioni dei rispettivi Paesi. Anche la storiografia e l’insegnamento scolastico hanno preferito ignorare per decenni le vittime LGBT.

Per approfondire l’argomento, vi consiglio questo libro: Circolo Pink, Le ragioni di un silenzio, Ombre corte, 2002.

le ragioni di un silenzio

In Italia il fascismo non introdusse leggi repressive ad hoc contro gli omosessuali. Sembra che Mussolini, alla proposta da parte di un gerarca di introdurre una legge contro i comportamenti contro natura, rispose che non ce n’era bisogno perché “in Italia sono tutti maschi”. I veri maschi italiani, fascisti e virili, non soffrivano di certe perversioni. Quella, semmai, era roba da inglesi effeminati. La repressione però ci fu, anche in assenza di dispositivi di legge specifici. Il confino (emarginazione fisica) e lo scandalo (emarginazione sociale) che colpivano gli omosessuali e le loro famiglie erano forse, agli occhi di Mussolini, più che sufficienti per estirpare il vizio dall’Italia fascista. Senza per questo dover mai ammettere la sua esistenza con una legge ad hoc.

Sul confino degli omosessuali durante la dittatura fascista, c’è un bel graphic novel: De Santis e Colaone, In Italia sono tutti maschi, Kappa Edizioni, 2010.

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Sul piano sociale la repressione degli omosessuali fu delegata implicitamente a un altro organo di controllo della società, che aveva occhi e orecchie sparsi in tutti i comuni del Paese, anche in quelli più piccoli e remoti. Un controllo capillare delle coscienze, una sorta di Panopticon perenne, in grado di inculcare idee omofobe nella gente (esattamente come oggi) e di punire le devianze facendo scoppiare lo scandalo. Sì, stiamo parlando della Chiesa cattolica.

Un ultimo consiglio di lettura che vi lascio per prepararsi al 25 aprile è il bel libro di Paolo Pedote, Storia dell’omofobia, Odoya, 2011. In particolare i capitoli 6 e 7: “Triangoli rosa e triangoli neri”, “Terra di infanti”.

storia dell omofobia

Ancora oggi, a distanza di 70 anni dalla Liberazione, il nostro Paese ci nega diritti e tutele fondamentali. Per di più, nell’ultimo anno la comunità LGBT è stata sotto costante attacco da parte della destra cattolica.

Riappropriamoci quindi di un giorno che è anche nostro. Facciamoci sentire, partecipiamo, reclamiamo quei diritti che ancora oggi ci vengono negati in modo del tutto arbitrario e ideologico.

L’appuntamento con il gruppo di Arcigay Milano è per sabato 25 aprile, alle ore 14 davanti al Planetario (Corso Venezia 57 – M Porta Venezia).

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