Inizia il settennato di Mattarella: non facciamoci troppe illusioni

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Mi darete dell’inguaribile pessimista ma sono convinta che, con ogni probabilità, Sergio Mattarella non sarà il Presidente di tutti. In particolare, non sarà il Presidente dei cittadini LGBT.

Qualcuno, all’interno della cosiddetta gay community, già esulta per il suo riferimento ai “diritti civili nella sfera personale e affettiva” nel discorso d’insediamento. Le stesse persone, probabilmente, avevano a suo tempo esultato – con troppa fretta – per le parole di papa Francesco: “Chi sono io per giudicare?”. I fatti diedero poi ragione ai pessimisti e smentirono chi aveva voluto leggere in quelle parole una “apertura ai gay”: da parte cattolica, infatti, la campagna di demonizzazione degli omosessuali e della fantomatica “teoria del gender” (che, vi ricordo, non esiste!) è continuata a spron battuto, tra palesi falsità ideologiche e strumentalizzazioni.

Ma torniamo ai “diritti civili nella sfera personale e affettiva” citati da Mattarella. L’espressione scelta è volutamente ambigua: di chi parla? Delle coppie etero non sposate o anche di quelle omosessuali? Degli omosessuali intesi come singoli cittadini, quindi non come coppie da tutelare, o delle coppie e famiglie arcobaleno? E di quali diritti parla? Delle unioni civili, del matrimonio egualitario, della stepchild adoption? Non è dato sapere. Per i miei gusti, l’espressione è fin troppo implicita e ambigua per non apparire solo come un bluff, un riferimento superficiale e dovuto a un tema che sta accendendo il dibattito sociale e politico. Tanto più che, poco prima, il neopresidente aveva citato uno dei temi cari alla destra, il sostegno alla famiglia: che mi va benissimo, per carità, basta che la famiglia a cui si riferisce non sia di un solo e unico tipo. L’uso del plurale “famiglie” sarebbe stato più corretto e corrispondente alla realtà attuale della nostra società.

Per finire, trovo alquanto sconfortante che nel 2015 il capo dello Stato di una democrazia occidentale non abbia il coraggio di parlare apertamente dei diritti delle persone LGBT, guardandosi bene dal pronunciare in un discorso ufficiale e nella stessa frase parole come “uguali diritti”, “gay”, “lesbiche”, “transessuali”. 

Il confronto con le affermazioni di Barack Obama e di altri capi dello Stato in materia di diritti LGBT è davvero sconsolante. Ricordiamo, per esempio, le parole del Presidente statunitense all’inizio del suo secondo mandato (gennaio 2013):

Il nostro lavoro non sarà completo finché i nostri fratelli e le nostre sorelle gay non saranno trattati come chiunque altro in base alla legge. Se siamo davvero creati uguali, allora anche l’amore che promettiamo a un’altra persona deve essere uguale.

Prima obiezione: “Ma in fondo Mattarella è un uomo anziano e per di più un ex democristiano, quindi che pretendi?” – direte voi. È proprio questo il punto: continuiamo a essere rappresentati da persone che non ci rappresentano e che sono spesso scollate dalla realtà attuale.

Seconda obiezione: “E invece no, Mattarella si dimostrerà aperto alle questioni LGBT: nel 2007, infatti, aveva sostenuto il disegno di legge sui DICO.” – direte ancora. Ebbene, a parte che i ridicoli DICO e CUS della Bindi finirono per naufragare miseramente, e che nel frattempo non siamo riusciti a ottenere lo straccio di una legge sulle unioni civili né sull’omofobia, nel corso degli ultimi anni il dibattito politico sul tema ha subito uno strappo in avanti. Oggi si parla di matrimonio, non di unioni civili, si parla di adozioni, di genitorialità congiunta per i figli delle coppie gay e lesbiche. Qual è la posizione di Mattarella su questi temi?

Non equivocate, la mia non è certo una bocciatura pregiudiziale. Ho apprezzato diversi passaggi nel discorso di insediamento di Mattarella: il riferimento alla Resistenza, il ricordo di Falcone e Borsellino, la condanna delle ingiustizie sociali. Solo che, fra queste ingiustizie sociali, ce ne sono alcune che derivano dal totale vuoto legislativo sui temi LGBT. Il discorso di Mattarella, quindi, risulta per lo meno monco.

In attesa che il neopresidente mi smentisca, sospendo il giudizio. Diamogli pure il tempo di esprimersi. Nel frattempo, però, ampiamente disillusa dall’immobilismo della politica, io resto pessimista e vigile.

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